Monthly Archives: aprile 2018

Cinema

Far East Film Festival 20

feff2018_logo

 

FEFF 2018 La tradizione e l’innovazione

di Filippo Zoratti

20 anni. Un periodo che sembra lunghissimo, e che di fatto copre una generazione. Ma al contempo breve, sommario, per comprendere i meccanismi cinematografici di un continente come quello asiatico. 5 lustri sono stati necessari al Far East e alla sua platea per scalfire una superficie, per apprendere più o meno come funzionano le industrie di Giappone, Cina, Corea del Sud, Hong Kong, Thailandia e Filippine. Nella sua edizione numero 20 riafferma il suo statuto di festival “popolare” (aperto a tutto e a tutti, senza restrizioni di sorta), ricostruisce un pezzettino di Storia dimenticata con una manciata di retrospettive e apre al futuro. Come? Riconoscendo le nuove piattaforme cinematografiche (Netflix), sfidando la sacralità di film cult che sembravano intoccabili (e invece…) e offrendo al pubblico il solito mix di eventi extra (concerti, mercatini, cosplay contest) che non rinchiudono la manifestazione dentro le scontate quattro mura di un cinema. Ma andiamo con ordine, riassumendo le coordinate di ciò che succederà a Udine dal 20 al 28 aprile.

 

 

 

netflix

Il futuro è già qui: Netflix!

In aperto e significativo contrasto con il Festival di Cannes, che elimina dalla propria selezione tutti i prodotti originali provenienti dal web, il FEFF programma come film di apertura… una pellicola già presente e disponibile su Netflix. Si tratta di “Steel Rain”, action coreano a rotta di collo che fa il paio con un altro titolo già ampiamente disponibile on demand: il sempre coreano “Forgotten”. Come a dire che Netflix – ormai distributore cinematografico a sé stante – non solo non deve essere fermato, ma al contrario celebrato. Ci vuole coraggio (il coraggio che il FEFF ha sempre avuto), così come ci vuole intuizione e spavalderia per chiudere il festival con un’opera indonesiana: il crudo e iperrealistico “Night Bus”. Se è vero – come è vero – che il cinema in Indonesia sta crescendo assumendo via via sostanziale fiducia nei propri mezzi, è giusto e condivisibile che questo sforza venga premiato.

 

 

 

 

thumbnail-1

Una finestra sul mondo: i documentari

Nulla come i documentari (fiore all’occhiello del Far East già da qualche anno) permette di comprendere la realtà e la quotidianità orientale. A fare da capofila quest’anno ci pensa “Courtesy to the Nation”, che ripercorre le sanguinose rivolte studentesche avvenute in Corea del Sud a metà degli anni ’80. A questo si aggiungono due focus dedicati alla musica e al dialogo fra Oriente e Occidente: se da un lato “Sukita” racconta il rapporto di privilegiata amicizia fra David Bowie e il fotografo Sukita Masayoshi, dall’altro “Ryuichi Sakamoto: Coda” osserva il genio Sakamoto (autore delle colonne sonore di “Furyo”, “Piccolo Buddha” e “Revenant”) al lavoro. Ultimo ma non ultimo “Ramen Heads”, dedicato allo chef giapponese Tomita Osamu.

 

 

 

 

thumbnail

Restauri, omaggi, retrospettive

Il paniere delle proposte (81 film, di cui 55 in concorso) è talmente ampio da permettere sia percorsi contemporanei – relativi cioè al meglio della produzione panasiatica dell’ultimo anno – che grandi recuperi del passato, nuovi piccoli tasselli di quel mosaico gigantesco che si chiama Asia. La punta dell’iceberg quest’anno è la retrospettiva dedicata a Brigitte Lin, una delle muse di Wong Kar-wai: a lei verrà consegnato il Gelso d’Oro alla carriera nella serata di sabato 21, in accoppiata con la proiezione di “Hong Kong Express”. Saranno poi 6 i classici restaurati: in cima alla lista spicca il noir “Throw Down” di Johnnie To, del 2004, a dimostrazione di come il termine “restauro” non riguardi solo film di mezzo secolo fa ma anche pellicole del recente passato.

 

 

 

thumbnail-2

I 5 film imperdibili

È ovviamente difficile, se non impossibile, decidere a scatola chiusa quali saranno i film di punta dell’edizione. Ci si può allora affidare ai nomi già conosciuti, come garanzia. Scorrendo il programma salta subito all’occhio ad esempio la presenza del nuovo film di Feng Xiaogang, “Youth”. Già Gelso d’Oro nel 2017, Feng è all’unanimità definito “lo Steven Spielberg cinese”, per la sua capacità di mescolare respiro autoriale e dinamiche da blockbuster. C’è poi – e questo è davvero un nome inatteso – il curioso ritorno di Chen Kaige, maestro del cinema cinese Palma d’Oro a Cannes 46 con “Addio mia concubina”. Il suo “The Legend of the Demon Cat” sembra votato all’intrattenimento puro e semplice, con la sua trama fantasy tratta da un ciclo di romanzi molto amati in patria. Dalla Cina al Giappone: in gara trovano spazio anche “Mori, the Artist’s Habitat” dell’amatissimo Okita Shuichi (suoi “The Woodsman and the Rain”, “A Story of Yonosuke” e “Mohican Comes Home”, applauditi e premiati nelle scorse edizioni del FEFF) e “Yocho” di Kiyoshi Kurosawa, maestro del J-Horror (orrore più mistero più psicologia). A chiudere il cerchio degli imperdibili infine un’opera coreana campionessa di incassi: “The Blood of Wolves”, che racconta la lotta lunga quasi 20 anni fra polizia e malavita.

 

Filippo Zoratti

Cinema

Far East Film Festival 20, Teatro Nuovo Giovanni da Udine e Visionario dal 20 al 28 aprile

feff-20-poster-999x632

 

Oggi alle 20 a Udine parte il Far East Film Festival 20

 

Lo spy thriller coreano Steel Rain apre la 20a edizione del Far East Film Festival!
Il viaggio nel “lontano Est” del Far East Film Festival si aprirà venerdì 20 aprile alle ore 20.00 con il super spy thriller coreano Steel Rain e il dramma malesiano Crossroads: One Two Jaga (alle ore 22.40) con la bellissima attrice Asmara che parla anche italiano!Intanto in città i led rossi di  via Mercatovecchio illumineranno lo spettacolo d’apertura dei FEFF Events. Una grande festa popolare che si aprirà venerdì 20 aprile alle  20.30 con la tradizionale  Danza del pesce e i tamburi giapponesi Taiko.

Cinema Libri

La casa editrice Mimesis pubblica un saggio sul cinema francese degli anni ’40

cinema-francese-ai-tempi-di-vichy

 

Il cinema francese negli anni di Vichy

 

Il 17 giugno 1940 il maresciallo Pétain annunciò alla radio che il governo da lui formato avrebbe chiesto un armistizio alla Germania. La Francia fu divisa e il regime di Vichy iniziò a operare discriminazioni politiche e civili e a collaborare con l’occupante. Avanzava sotto diverse forme la risposta alla “decadenza” della Francia repubblicana: la “rivoluzione nazionale”, e con essa una ristrutturazione del cinema nazionale, parte di una più ampia operazione di colonialismo economico condotta dalla Germania nazionalsocialista. Tra il 1940 e il 1944 l’industria del cinema francese produsse duecentoventi lungometraggi di finzione: commedie leggere, adattamenti letterari, melodrammi, polizieschi, ambientazioni storiche e fantastiche. Il pubblico si recò al cinema con continuità, premiando i film francesi: un paradosso che rispondeva a un “bisogno esistenziale di scuotersi da dosso la realtà quotidiana e l’umiliazione”.
Il saggio iniziale ricostruisce il contesto produttivo e culturale del cinema francese del periodo, mentre le schede filmografiche che lo accompagnano restituiscono al lettore la sua ricca e sorprendente varietà: un’ampia selezione di opere e autori che rende conto della “curiosa età dell’oro” vissuta dal cinema francese durante il periodo di Vichy, contraddistinta dall’oscillazione tra il collaborazionismo e la resistenza, tra l’Occupazione e la Liberazione.

 

Il cinema francese negli anni di Vichy

Mimesis

Sesto San Giovanni; br., pp. 204.
(Mimesis-Cinema. 57).

ISBN: 88-575-4361-7 – EAN: 9788857543611

Simone Venturini è Professore Associato presso l’Università di Udine. Si occupa di storia e teoria degli archivi cinematografici, archeologia dei media, storia tecnologica, economica e culturale del cinema. È nel comitato scientifico di L’Avventura e nel comitato direttivo di Immagine. È direttore scientifico della Collana Plexus. Pubblica su riviste quali Journal of Film Preservation, Bianco e Nero, Cinéma & Cie, Cinergie, Immagine.