Monthly Archives: novembre 2013

Cinema

Torino Film Festival 31^ edizione

TFF 2013 Seconda Puntata: alla ricerca dell’autorialità (perduta?)

di Filippo Zoratti

Com’era facilmente intuibile, l’attenzione del popolo cinefilo presente al TFF è stata quasi del tutto assorbita dalla sezione “New Hollywood”. La retrospettiva, fortemente voluta dal neo-direttore Paolo Virzì, non ha solo ripercorso tappe fondamentali della cinematografia americana già conosciute, ma si è soprattutto concentrata su opere ormai introvabili, ripescando autorialità colpevolmente dimenticate: “Un uomo a nudo” di Frank Perry, “Bob & Carol & Ted & Alice” di Paul Mazursky, “Medium Cool” di Haskell Wexler, “Electra Glide in Blue” di William Guercio… Ci sarebbe voluto un festival a parte, anche perché spesso nell’inevitabile gioco ad esclusione la preferenza rivolta alle prime visioni non è stata premiata. Deludono cocentemente “C.O.G.” (oltretutto in concorso), il canadese “Blood Pressure”, la commedia rosa “Enough Said – Non dico altro”, ultimo lavoro di James Gandolfini, “Luton”, ennesimo capitolo del Rinascimento artistico greco.

La lista è più lunga, ma forse vale la pena sottolineare ciò che di questa 31a edizione sarà bene ricordare. In cima alla lista i pesi massimi, ovvero gli autori già conosciuti ai quali rivolgersi a colpo sicuro. Spulciando il programma non ci siamo lasciati perdere Noah Baumbach (“Frances Ha”); “Inside Llewyn Davis” dei fratelli Coen, film denso di malinconia e umorismo; l’atteso “Only Lovers Left Alive”, anomalo vampire movie diretto da Jim Jarmusch, “La danza de la Realidad” del redivivo Jodorowsky, che torna alla regia dopo ben 23 anni. In poche parole: che si guardi al passato o al presente della cinematografia mondiale è cosa buona e giusta

La Plaga

rivolgersi ai grandi autori. E in fondo è proprio questo uno dei rischi maggiori di un festival che si propone come oasi per i nuovi registi, considerato il fortissimo interesse per le opere prime e seconde (che per regolamento sono le uniche a poter rientrare nella gara ufficiale): quello di creare una insanabile cesura fra novità e recuperi. Nel corso di un’intervista rilasciata qualche mese fa, il direttore artistico della Mostra del Cinema di Venezia, Alberto Barbera, sosteneva che non sono i film a scegliere i festival, ma che sia solo una questione di tempistiche. Se la pellicola è conclusa a febbraio andrà a Berlino, se lo è a maggio passerà a Cannes, se lo è a settembre andrà a Venezia, e così via. Un ragionamento che riaccende l’aperto scontro fra Torino e Roma.

La battaglia di Solferino

L’ingombrante evento capitolino si colloca pochissime settimane prima del Torino Film Festival e mai come quest’anno la sensazione è che il nuovo taglio “istituzionale” voluto da Muller abbia sottratto linfa vitale alla kermesse sabauda. Film quali “Her”, “Dallas Buyers Club”, “Tir” di Fasulo (vincitore del Marc’Aurelio d’Oro) sarebbero di sicuro passati a Torino, se solo Roma avesse deciso di collocarsi in un altro più consono momento dell’anno. Tralasciando i discorsi sulle differenze di budget (8 milioni per Roma, 2 e mezzo per Torino), la scorrettezza di fondo appare lampante. Battendosi per confermare il proprio posto alsole nel panorama saturo dei festival nazionali, Torino ha fatto dinecessità virtù. E anche se il compito è di anno in anno più arduo, i risultati del titanico sforzo si vedono. Meritano di essere almeno menzionati il già pluripremiato “Pelo Malo”, il quotatissimo “La battaglia di Solferino”, lo spagnolo “La Plaga”, l’italiano “Il treno va a Mosca” e il revenge movie “Blue Ruin”. Si può parlare di passato (le retrospettive) e presente (gli omaggi ai grandi contemporanei), ma Torino nella sua continua attività di ricerca fa qualcosa di più: osserva il futuro del cinema.

Filippo Zoratti

Cinema

Torino Film Festival 31^ edizione

 TFF 2013 Prima Puntata: Virzì, atto primo

 di Filippo Zoratti

Come sarà il Torino Film Festival del neo-direttore artistico Paolo Virzì? Sarà tradizionalista o più apertamente pop? Ricalcherà il segno lasciato dai predecessori Nanni Moretti e Gianni Amelio o sterzerà verso una visione dell’industria Cinema più simile alla cultura e allo stile del regista livornese? Chi, nei giorni precedenti all’inizio della kermesse, ha cercato di “leggere” il ricchissimo programma interpretandone i segni, s’è trovato davanti una quantità – e qualità – di sollecitazioni di non immediata e univoca comprensione. Lui, il cineasta divenuto a sorpresa responsabile artistico, sembra mettere subito le mani avanti: “Voglio capire come andrà questa edizione, e poi decidere se continuare o meno. Dopotutto, fare il direttore non è il mio mestiere”. Del resto, smuovere la fortissima e consolidata identità di un evento come quello torinese (che per regolamento accetta in gara solo opere prime e seconde) non è impegno da poco. E non è da poco neanche mettere a frutto i “soli” due milioni e 400 mila euro di budget. Il primo colpo d’occhio è tutto per la titanica retrospettiva sulla New Hollywood, talmente articolata da durare due edizioni: da “Gangster Story” a “L’ultimo spettacolo”, da “Easy Rider” ad “Un uomo da marciapiede”, fino a “Woodstock” e “Pat Garrett e Billy the Kid”. Il piatto è ricchissimo (36 titoli) e Virzì non nasconde la sua emozione nel poter presentare sotto la sua egida le opere che hanno segnato la propria generazione. Torino conservatrice quindi? Mica tanto, dato che dall’altra parte della barricata spunta la nuova sezione “Big Bang Tv”, dedicata alla davvero non più trascurabile serialità televisiva. Dopo Venezia, Cannes e Sundance, anche il TFF si apre a miniserie e pilot d’autore: “House of Cards”, prodotta da David Fincher e interpretata da un luciferino Kevin Spacey; “Top of the Lake”, scritta da Jane Campion; “Southcliffe”, lavoro britannico già passato a Toronto. L’idea di fondo è quella di mantenere viva l’anima più cinefila insita nel dna della manifestazione, aprendo però all’innovazione tecnologica e all’entertainment vivace, come dimostra anche la scelta del film di apertura, ricaduta sul goliardico “Last Vegas”. La trentunesima edizione (ancora nelle parole del direttore) sulla carta si propone come un unico grande film fatto di voci diverse. Tantissime voci – pure troppe? – considerando l’importanza delle sezioni “Festa Mobile”, che per qualcuno è il vero concorso, e “Onde”, che ospiterà fra gli altri il vincitore del Festival di Locarno “Storia della mia morte” di Albert Serra, “Hotel del l’Univers” di Tonino De Bernardi e l’ormai imprescindibile cinematografia greca, con “Luton” e “To the Wolf”. E la gara ufficiale? C’è, ma come ogni anno corre forse il rischio di restare schiacciata dal resto delle proposte. L’attesa più significativa è per l’esordio alla regia di Pif, “La mafia uccide solo d’estate”, ma gli sguardi sono anche puntati sul già favorito “La battaglia di Solferino”, sullo spagnolo “L’infestazione – The Plague” e su “Pelo Malo”, vincitore dell’ultimo Festival di San Sebastian. A riunire tradizione e innovazione dunque c’è uno spirito vivace e aperto alle contaminazioni, che addirittura comprenderà spettacoli di strada e concerti, con la BandaKadabra che suonerà per la città. Torino sembra muoversi all’opposto dell’acerrima nemica Roma, che con Marco Muller pare aver intrapreso un nuovo percorso più “serio” e compito. Virzì porta al Torino Film Festival una ventata di leggerezza (che non significa superficialità) e vitalità. Un ottimo proposito, che tuttavia non deve assolutamente mettere in secondo piano il cuore pulsante dell’evento: i film.

Filippo Zoratti