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	<title>www.beniculturali.info &#187; Venezia 79</title>
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		<title>Mostra del Cinema di Venezia 2022 – Venezia 79 Barbera, la Cura Ludovico e i Leoni americani</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Sep 2022 13:34:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pietro De Gregori</dc:creator>
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<h1>Mostra del Cinema di Venezia 2022 – Venezia 79 Barbera, la Cura Ludovico e i Leoni americani</h1>
<address>di Filippo Zoratti</address>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ragioniamo a voce alta: la Mostra del Cinema di Venezia è arrivata alla sua 79a edizione, anche se sulle locandine e sul programma campeggia anche un bel “90°”. I 90 anni sono quelli della Biennale, e difatti il primissimo festival risale al 1932 (ancora non competitivo in quanto senza giuria, e svoltosi interamente sulla terrazza dell&#8217;Hotel Excelsior di Venezia Lido). Alcune annate, poi, si sono perse nel tempo, con una manciata di sospensioni dettate dalla guerra, dall&#8217;economia e anche da decisioni di natura politica. 79 concorsi ufficiali, quindi. Dal 1946 al 2004 (58 anni) gli Stati Uniti hanno vinto solo 4 volte, due delle quali con registi francesi – Jean Renoir e Louis Malle – che avevano semplicemente prodotto i loro film negli States. Poi il vento è cambiato: dal 2005 al 2022 (17 anni) le opere americane hanno trionfato per ben 8 volte. Una statistica interessante, utile per un paio di riflessioni: quello della Mostra, fino ad un certo punto della sua vita, è stato un lavoro di ricerca e di continua scoperta; scoperta di nuove cinematografie, di nuovi percorsi internazionali, verso l&#8217;India e la Cecoslovacchia, l&#8217;Unione Sovietica e il Giappone. Gli Usa potevano stare tranquillamente a guardare, già ampiamente rappresentati naturalmente dagli Oscar. La contrapposizione era piuttosto marcata: da una parte, l&#8217;Academy e il suo gigantismo, con l&#8217;autopromozione dell&#8217;industria pop; dall&#8217;altra, una manifestazione essenzialmente d&#8217;essai, volta al cinema del futuro (cinema spesso anche invisibile, e quindi meritevole di maggiore attenzione).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il punto di rottura è arrivato probabilmente con <b>“The Wrestler”</b>, nel 2008: quella che fino a pochi anni prima sarebbe stata salutata come una scelta persino “esotica”, buona per una campagna promozionale ad ampio raggio, vince invece clamorosamente il Leone d&#8217;Oro. La Mostra cambia ufficialmente sembianze, più o meno in corrispondenza del secondo mandato di Alberto Barbera, chiamato in modo abbastanza palese a ridare lustro e importanza ad una kermesse divenuta troppo “cinefila” (sembra un controsenso, non lo è) a causa delle scelte dell&#8217;amato/odiato predecessore Marco Müller. Il festival diventa così un incubatore di successi preannunciati: “<b>La forma dell&#8217;acqua”</b> (2017), “<b>Joker”</b> (2019), “<b>Nomadland”</b> (2020) sbancano Venezia e sono <a href="http://www.beniculturali.info/wp-content/uploads/2022/09/venezia-2022-02.jpeg"><img class=" wp-image-666 alignright" alt="venezia-2022-02" src="http://www.beniculturali.info/wp-content/uploads/2022/09/venezia-2022-02-1024x576.jpeg" width="434" height="244" /></a>anche i titoli di punta dei successivi Oscar. Anche quest&#8217;anno ha vinto un titolo a stelle e strisce, premiato da una giuria capitanata da un&#8217;attrice statunitense: nei febbrili giorni festivalieri si vociferava di una Julianne Moore in lacrime, al termine della proiezione di <b>“All the Beauty and the Bloodshed” </b>di Laura Poitras. Nessuno ci aveva voluto credere, e il borsino dei favoriti dava piuttosto tra i papabili <b>“Gli orsi non esistono”</b> di Panahi (poi Premio Speciale), <b>“Saint-Omer”</b> di Alice Diop (poi Gran Premio), <b>“The Whale”</b> di Aronofsky (rimasto abbastanza a sorpresa a mani vuote). Nessuno, ma proprio nessuno, avrebbe puntato sulla storia della fotografa Nan Goldin, per quel malcelato snobismo generalizzato che declassa i documentari alla stregua di genere minore. Un po&#8217; come accaduto nel 2013 con <b>“Sacro GRA”</b> di Gianfranco Rosi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E invece il verdetto è sensato, del tutto condivisibile. E si rivela soprattutto contemporaneo e figlio del suo (del nostro) tempo. La Mostra del Cinema di Venezia, anche quest&#8217;anno – e in modo forse più sottile rispetto alle ultime edizioni – ha dimostrato di essere perfettamente al passo, sicuramente meglio di Berlino e Cannes. Sembra di assistere però a campionati differenti, perché ad esempio gli Orsi berlinesi continuano ad essere espressione di indagine, studio, lontano anni luce da qualunque tipo di mainstream. Ma, d&#8217;altro canto, il mainstream non va demonizzato. Andrebbe piuttosto gestito, calibrato, mescolato con altre urgenze e suggestioni. Un&#8217;accortezza che la Biennale sembra aver smarrito, o alla quale sembra comunque prestare via via sempre meno attenzione. Per dirla con Pier Maria Bocchi: «Barbera è ormai seduto in una gestazione che non è più di ricerca ma <a href="http://www.beniculturali.info/wp-content/uploads/2022/09/venezia-2022-03.jpeg"><img class="alignleft  wp-image-667" alt="venezia-2022-03" src="http://www.beniculturali.info/wp-content/uploads/2022/09/venezia-2022-03-1024x576.jpeg" width="434" height="244" /></a>semplicemente di accettazione e consolidamento. Le sue Mostre rinforzano i matrimoni con i poteri forti, non perlustrano (più). Sostengono lo status quo, non frugano e non perquisiscono» (Cineforum.it, 13 settembre 2022). Se è vero che il festival aveva bisogno di una robusta “Cura Ludovico” per riguadagnare l&#8217;attenzione mediatica perduta, ora – a distanza di 10 anni dal restyling – inizia ad intravedersi la fine di un percorso. O, meglio, la necessità di cambiare nuovamente i propri connotati. Pena la spersonalizzazione, la perdita di identità. O peggio ancora il totale asservimento ad un&#8217;offerta convenzionale e omologata, tanto utile in termini di visibilità (ma fino a quando?) quanto rovinosa da un punto di vista artistico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tutti i premi di Venezia 79</p>
<p>–        LEONE D&#8217;ORO per il miglior film a <b>“All the Beauty and the Bloodshed”</b> di Laura Poitras</p>
<p>–        GRAN PREMIO DELLA GIURIA a <b>“Saint-Omer”</b> di Alice Diop</p>
<p>–        LEONE D&#8217;ARGENTO per la miglior regia a <b>“Bones and All”</b> di Luca Guadagnino</p>
<p>–        PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA a <b>“Gli orsi non esistono”</b> di Jafar Panahi</p>
<p>–        COPPA VOLPI per l&#8217;interpretazione femminile a Cate Blanchett (<b>“Tár”</b>)</p>
<p>–        COPPA VOLPI per l&#8217;interpretazione maschile a Colin Farrell (<b>“Gli spiriti dell&#8217;isola”</b>)</p>
<p>–        OSELLA per la migliore sceneggiatura a Martin McDonagh (<b>“Gli spiriti dell&#8217;isola”</b>)</p>
<p>–        LEONE DEL FUTURO – MIGLIOR OPERA PRIMA a <b>“Saint-Omer”</b> di Alice Diop</p>
<p>–        PREMIO ORIZZONTI per il miglior film: <b>“World War III”</b> di Houman Seyyedi</p>
<p>–        PREMIO SETTIMANA DELLA CRITICA a <b>“Eismayer”</b> di David Wagner</p>
<p>–        PREMIO GIORNATE DEGLI AUTORI a <b>“Lobo e Cão”</b> di Cláudia Varejão</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="right">Filippo Zoratti</p>
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