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	<title>www.beniculturali.info &#187; Oscar 2018</title>
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		<title>Oscar 2018</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Mar 2018 00:05:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pietro De Gregori</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
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		<description><![CDATA[Potere al sogno (in attesa di tempi migliori) di Filippo Zoratti &#160; Iniziamo dal fondo, dagli esclusi e dai delusi. In una annata “ecumenica” che premia equamente una decina di film (ma il colpo di reni finale c&#8217;è ed è appannaggio di “La forma dell&#8217;acqua”, che incassa le statuette per la Miglior Regia e per [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.beniculturali.info/wp-content/uploads/2018/03/Oscar2.jpg"><img class="size-full wp-image-531 alignnone" alt="oscar2" src="http://www.beniculturali.info/wp-content/uploads/2018/03/Oscar2.jpg" width="523" height="294" /></a></p>
<h1><span style="font-size: x-large;"><b>Potere al sogno (in attesa di tempi migliori)</b></span></h1>
<address>di Filippo Zoratti</address>
<p>&nbsp;</p>
<p>Iniziamo dal fondo, dagli esclusi e dai delusi. In una annata “ecumenica” che premia equamente una decina di film (ma il colpo di reni finale c&#8217;è ed è appannaggio di “La forma dell&#8217;acqua”, che incassa le statuette per la Miglior Regia e per il Miglior Film) a restare a bocca asciutta è quella che sulla carta avrebbe dovuto essere una delle sicure vincitrici: a suggello del “Time&#8217;s Up”sembrava certa, anzi scontata la consacrazione di Greta Gerwig col suo “Lady Bird”, dolceamaro racconto di formazione di provincia, molto indie e – in parte – molto autobiografico. Sulla stessa lunghezza d&#8217;onda ci è parso il sottostimato “Tonya”, che racimola sì il premio come Miglior Attrice Non Protagonista (Alison Jenney), ma che viene ignorato per molte altre categorie per le quali l&#8217;Academy ha preferito un altro tipo di coraggio.</p>
<div id="attachment_532" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.beniculturali.info/wp-content/uploads/2018/03/Forma_dell_acqua.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-532" alt="La forma dell'acqua" src="http://www.beniculturali.info/wp-content/uploads/2018/03/Forma_dell_acqua-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">La forma dell&#8217;acqua</p></div>
<div id="attachment_543" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><a href="http://www.beniculturali.info/wp-content/uploads/2018/03/Alison-Jenney.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-543" alt="Alison Jenney" src="http://www.beniculturali.info/wp-content/uploads/2018/03/Alison-Jenney-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Alison Jenney</p></div>
<p>Quello di Frances McDormand (Miglior Attrice Protagonista) in “Tre manifesti a Ebbing, Missouri”, ad esempio, o quello di Daniela Vega nello scomodo “Una donna fantastica (Miglior Film Straniero per il Cile). Tutto questo per dire che a fare i pronostici misurando il termometro della prevedibilità spesso ci si azzecca, ma non sempre. A stupire positivamente in questa edizione numero 90 sono stati i due allori alla sceneggiatura, più di ogni cosa: da un lato (Sceneggiatura Originale) “Scappa – Get Out”, gioco al massacro meta-horror che sancisce la fine dell&#8217;era Obama e ci introduce drasticamente in quella Trump; dall&#8217;altro (Sceneggiatura Non Originale) “Chiamami col tuo nome”, che consacra il quasi 90enne James Ivory al posto dello sdoganato “Logan” (anche i cinecomics hanno un&#8217;anima). Fra le righe, tuttavia, emerge un altro tipo di dichiarazione di intenti: dopo anni in cui a trionfare è stato il film più corretto e rappresentativo, quello più cinematograficamente etico e attuale – basti pensare a “12 anni schiavo”, a “Moonlight” e al cinematograficamente mediocre ma inattaccabile “Spotlight” –, gli Oscar rimettono a sorpresa al centro della propria analisi la necessità del sogno, della favola trasognata.</p>
<div id="attachment_540" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><a href="http://www.beniculturali.info/wp-content/uploads/2018/03/Get_Out.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-540" alt="Scappa – Get Out" src="http://www.beniculturali.info/wp-content/uploads/2018/03/Get_Out-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Scappa – Get Out</p></div>
<p>E dunque, in mezzo ai più contingenti e necessari “The Post”, “L&#8217;ora più buia”, “Scappa” e “Tre manifesti”, a spuntarla è l&#8217;assurdità incantata di Guillermo del Toro, che assurge definitivamente al ruolo di cineasta non di certo con la sua opera migliore (ma qui potrebbe seguire dibattito): “La forma dell&#8217;acqua” è una storia della buonanotte nostalgica e non omologata, che flirta con il melodramma – a rischio ultra-kitsch – e chiede un atto di fede grande quanto il cuore del suo creatore (amante dei mostri e non di certo della “mustard”, come tradotto erroneamente dal palco di Venezia 74 a settembre). Agli Oscar si chiede sempre un segnale, un riassunto di ciò che il cinema è o sarà nel futuro prossimo venturo. Tra epurazioni preventive (la maldestra cacciata di James Franco e del suo gustoso “The Disaster Artist”) e questioni spinose da affrontare e risolvere, l&#8217;Academy sceglie di&#8230; non scegliere, di non affondare il colpo e restare sul vago. In attesa di idee e decisioni più chiare meglio affidarsi e abbandonarsi al semplice amore per il cinema, ripescando dal cilindro la sempreverde “speranza per un mondo migliore”. Un mondo in cui è possibile che una addetta alle pulizie muta viva per sempre con la sua anima gemella, una creatura anfibia dall&#8217;aspetto umanoide.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="RIGHT">Filippo Zoratti</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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